Per raccontare la storia della bottega di Pierpaolo Pregnolato bisogna risalire ai tempi del suo primo legame con la tipografia. E questa storia qui, comincia a fine Ottocento.

I suoi bisnonni aprirono la prima tipografia di Chioggia, il Premiato Stabilimento Tipografico e Legatoria Giulio Vianelli, un luogo sopravvissuto al tempo e alla polvere, a due guerre mondiali, a salti generazionali, ma non alla necessaria e a volte dolorosa modernizzazione del lavoro.

La storia della tipografia si interruppe negli anni sessanta quando i suoi nonni, a causa della febbrile rincorsa ad una crescente innovazione nelle tecnologie di stampa che imponeva il mercato furono costretti alla chiusura dell’attività.

Cresciuto tra i caratteri mobili in piombo o intagliati nel legno, Pierpaolo ha cercato di ricreare in parte l’ambiente di lavoro che viene dalla tradizione della sua famiglia.

Questo è ancora adesso il lavoro di Pierpaolo, costruire libri come si faceva una volta, mantenendo viva una tradizione che nel 1500 ha contribuito a rendere grande Venezia.

La sua bottega si chiama Damocle Edizioni, ed è una piccola casa editrice di alta qualità nel cuore di Venezia, a pochi minuti da Rialto, dietro campo S. Aponal.

Approdato a Venezia per studiare Lettere moderne, coltivava il sogno di portare avanti la tradizione tipografica artigianale. Così, finita l’università, ha iniziato a collaborare come apprendista in alcune botteghe della città, imparando i segreti del mestiere.

Alla fine del ‘400, Venezia produceva un terzo dei libri stampati nel mondo, e durante il ‘500 arrivò a contare più tipografie della maggior parte delle principali città europee messe insieme.

La sua passione per la stampa segue, come è facile immaginare, una grande passione per i libri: spende ore in biblioteca alla ricerca di testi rari, mai tradotti in italiano o non più in commercio, perle abbandonate da riproporre con una nuova veste originale, tradotti e incorniciati in un’opera d’arte.

Nasce così la collezione delle “Città Invisibili”, una raccolta di libri che raccontano città immaginarie o fantasiosamente delocalizzate, come ad esempio “Se Londra fosse come Venezia”, un testo della fine dell’Ottocento mai tradotto in italiano, in cui l’autore ipotizza una Londra fatta di canali e gondole, ed impreziosito da collage fotografici d’epoca ad aiutare l’immaginazione del lettore.