Un paio di occhiali è composto da due lenti tenute assieme da una montatura che le connette. Un ponte sul naso le assicura alle orecchie con le stanghette.
Dati i componenti sembra la forma più naturale, eppure ci sono voluti più di 400 anni per assemblarla. Gli occhiali e Venezia infatti, hanno un legame molto antico. Si diffusero grazie ad un inventore sconosciuto, appartenente alla confraternita dei domenicani.

La storia degli occhiali appare come una serie di tentativi ed esperimenti empirici con meno basi scientifiche di quanto ci si aspetterebbe. Gli artigiani hanno avuto un importante ruolo per il loro sviluppo.

Ma a quando risale il legame tra gli occhiali e Venezia?

Un soggiorno temporaneo presso un monastero a Bologna, mise in contatto il frate domenicano Giordano da Pisa con dei confratelli veneziani.

Lo sconosciuto inventore dei primi occhiali era tra questi veneziani, che vivevo presso la Chiesa di San Giacometto di Rialto.

Fu poi Giordano da Pisa, in tarda età, a consegnare il paio ricevuto, al confratello Alessandro Della Spina del monastero di Santa Caterina a Pisa.
Giordano li replicò grazie al proprio genio, senza saper nulla dei segreti di produzione.
Ancor oggi, Pisa viene data in molti resoconti come luogo d’origine degli occhiali.

Perché la Repubblica di Venezia non avrebbe colto l’occasione di vantarsi della maternità dell’invenzione degli occhiali? E perché l’inventore è rimasto un completo sconosciuto?

Si dice che padre Giordano da Pisa non abbia citato il nome dell’inventore veneziano per motivi diplomatici, poiché all’epoca Pisa e Venezia erano città rivali. Un secondo motivo è che l’inventore stesso abbia preferito l’anonimato perché il silenzio sulle tecniche di costruzione gli era imposto.

Nella Serenissima durante il Medioevo la produzione del vetro, così come altre produzioni artigianali, aveva un proprio statuto: una serie di norme in merito all’oggetto e metodo di produzione con raccomandazione di mantenerlo un segreto (e sì, pena la morte).
Prove inconfutabili che gli occhiali siano stati inventati a Venezia non ce ne sono, ma sembra verosimile. Nel Medioevo la città era il fiore all’occhiello della produzione del vetro in Occidente.

Com’erano i primi occhiali?

La prima illustrazione di un paio di occhiali è in un affresco del 1352. L’opera, eseguita da Tommaso da Modena a Treviso, raffigura un cardinale che legge con addosso degli occhiali.

Gli affreschi del XIV e XV secolo raffiguravano monaci al lavoro con occhiali pesanti, nerd, non certamente l’apoteosi della comodità.

Una forcella, costruita così da poter stare sul naso d’un uomo (…) come un cavaliere in groppa al suo cavallo o come un uccello sul trespolo.
E ai due lati della forcella, in modo da corrispondere agli occhi, si espandevano due cerchi ovali di metallo, che rinserravano due mandorle di vetro spesse come fondi di bicchiere. (…) si doveva lodare il Signore che qualcuno avesse scoperto e fabbricato quello strumento.

Erano due lenti d’ingrandimento fissate assieme con un perno sulle impugnature e dovevano essere tenuti davanti agli occhi con la mano. Le montature erano di metallo, di legno o pelle che consentiva maggior leggerezza. Le lenti erano fatte di cristallo di rocca e più tardi in vetro, quest’ultimo più facile da lavorare e più economico.

Già qui si intuisce l’opportunità per una frode nello spazio tra il cristallo e il vetro… la storia non delude e infatti entro aprile del 1300 si erano rese necessarie delle norme a proibirlo. Sembra che questo trucco continuasse da 30 anni. Questo ci dice che “Frodi nei secoli” è una storia antica, ma soprattutto che i veneziani producevano e commerciavano occhiali dal 1270.

La fabbricazione delle lenti in vetro, dichiarate come tali, viene liberalizzata e regolamentata nel 1301. Il Capitolare del 1330 definiva gli occhiali: “rodoli de vero per ogli per lezer“, vetri rotondi per occhi per leggere. Una definizione in breve di quale forma, materiale e scopo dovessero avere le lenti da vista.
Nel corso dei secoli sono state apportate migliorie al design iniziale, da diversi e vari professionisti nel mondo. Queste consentirono alle persone di vedere meglio e in modo più confortevole grazie alle stanghette, a lenti su misura, a montature leggere, e a lenti che proteggono dal sole.

Quest’ultima miglioria ci porta a Venezia, di nuovo. Nel Settecento, venivano prodotte lenti verdi che riparassero dal riflesso della luce del sole sull’acqua: “occhiali da gondola“, o come li chiamano i collezionisti “alla Goldoni“.

Fino al 1870 dei raggi UV non si conosceva nemmeno l’esistenza. È stupefacente che alcune analisi allo spettrofotometro abbiano dimostrato quanto le lenti verdi fossero efficaci per questo.

Come? Sembra per la presenza di ferro. Ovviamente c’è di più ma è segreto, o non è ancora stato scoperto.
Con gli sviluppi scientifici e di design, ora gli occhiali sono “dispositivo medico”, ma anche accessorio stiloso e caratterizzante. Peggy Guggenheim docet.

DA VEDERE:

Il nome della rosa, Jean-Jacques Annaud (1986)
Salvino degli Armati – La burla dell’inventore degli occhiali
Museo dell’Occhiale a Pieve di Cadore – Patrizio Roversi – Tutto fa storia

DA LEGGERE:

Glasses di Henry James (1896) e, sempre e comunque, Il nome della rosa di Umberto Eco (1980)

DA VISITARE

Museo dell’occhiale, Pieve di Cadore (Belluno)

DA AVERE:

beh, cominciate dai nostri artigiani 🙂

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