Dopo un percorso durato anni, che ha coinvolto il lavoro di due comunità, quella italiana e quella francese, l’arte delle perle in vetro (compresa la loro lavorazione, cultura e linguaggio) diventa patrimonio dell’UNESCO.
“Ad essere stato iscritta (il 17 dicembre scorso) nella lista rappresentativa degli elementi immateriali patrimonio dell’umanità è l’arte della perla di vetro- dichiara Claudia Cottica, antropologa per il Comitato per la Salvaguardia dell’Arte delle Perle di Vetro Veneziane – quindi il saper fare legato all’arte della perla di vetro.
I detentori dell’arte sono “living heritage” patrimonio vivente, che come detto da Cristina Bedin, presidente del Comitato ”comprende valori intangibili come il linguaggio, i gesti, le memorie e i saperi ed è il frutto di un percorso sovranazionale.”.
Queste è una candidatura che unisce Italia-Francia. Sono due le comunità di detentori proponenti, rappresentate dal Comitato per la Salvaguardia dell’Arte delle Perle di Vetro Veneziane CPVV per la parte italiana, e dall’associazione dei PERLIERS D’ART DE FRANCE per quella francese, coordinati dai rispettivi Ministeri per la Cultura.
Ma qual è la storia delle perle vetro di Murano, arte centenaria di Venezia?
La creazione delle perle risale almeno all’epoca romana, anche se non si esclude una sua origine più antica in Egitto o in Mesopotamia. Quello che sappiamo per certo è che la produzione di perle in vetro a Venezia la ritroviamo in dei documenti risalenti al XIV secolo, diventando un bene prezioso di scambio per i commerci.
È interessante ricordare che nel 1291, un decreto della Serenissima ordinò ai produttori di vetro di spostare il loro lavoro nell’isola di Murano, per evitare i grandi rischi di incendio nel tenere le fornaci nel centro storico. La perla di vetro a Venezia, non è state esclusivamente prodotta a Murano, ma in tutto il territorio veneziano.
Il decreto dogale del 1291 non ha mai riguardato la produzione delle perle.
Pensate che, alla caduta della Serenissima, la produzione delle perle fu l’unica a resistere alla crisi. Salvò l’industria vetraria veneziana, con una crescita continua, fino al 1900.
Quando si crearono le prime perle di Murano?
Siamo nel XIII secolo quando le prime testimonianze parlano di un tipo di perla denominato veriselli, cioè delle imitazioni di vetro di pietre preziose, create per il commercio dopo che i veneziani avevano fiutato l’affare da un racconto di Marco Polo che raccontava dell’amore per le popolazioni asiatiche per le pietre preziose. Oltre ai veriselli, gli artigiani creavano anche i paternostri, le perle del Rosario. Venivano comprate dai pellegrini cristiani in visita a Venezia
Dalle margarite alle conterie
Venne poi il momento di un tipo più piccolo di perla in vetro, la margarita, che utilizzava sottili canne di vetro forate. Rispetto ai paternostri, le margarite permettevano una produzione di massa molto più veloce e a costi inferiori. Nel XIX secolo le margarite iniziarono ad essere chiamate, come oggi, conterie. Erano infilate in mazzi dalle impiraresse (dal verbo veneziano ‘impirar’, ovvero infilare).
Cosa fanno le impiraresse?
Il loro compito è quello di versare le perline divise per colore, in un vassoio di legno con un fondo curvo — la séssola, tenendo tra le mani 40-80 aghi molto sottili, a forma di ventaglio, con cui infilare le conterie in lunghi fili di cotone o lino. Questo era un ruolo riservato solo al genere femminile, svolto principalmente da casa. Le impiraresse venivano pagate a cottimo senza aver contatti diretti con le vetrerie di Murano. Si affidavano, infatti, a delle intermediarie che gestivano i loro pagamenti.
Anche se questa è un’arte che si sta perdendo, alcune impiraresse tengono viva la tradizione. Proprio grazie a loro, al loro impegno e costanza, le perle in vetro sono finalmente diventate patrimonio dell’UNESCO.
Per le fonti sulla storia della perla veneziana si ringrazia Miani Venetian Jewelry